jordan-bracco-nhpIweajpco-unsplash

La guerra a Gaza non è una semplice lotta tra due fronti. A Gaza e in Palestina si consuma una guerra tra due poteri borghesi: da una parte Israele, il più forte stato imperialista del Medio Oriente, criminale e genocida, sostenuto dall’Occidente. Dall’altra, Hamas, una forza islamista e reazionaria, che opprime il proprio stesso popolo, cioè il proletariato e i diseredati, che non poteva non sapere le conseguenze del massacro del 7 ottobre 2023.

Entrambe le parti usano il “popolo” come carne da cannone. A pagare il prezzo più alto sono i proletari palestinesi, ma anche quelli israeliani, che non hanno alcun interesse in questa guerra, come in tutte quelle dell’imperialismo.

Lo stesso discorso vale per la guerra in Ucraina e negli altri teatri di guerra: anche lì proletari contro proletari, sfruttati contro sfruttati per l’interesse dei loro sfruttatori, che li mandano al macello

Una falsa scelta

Non esistono “resistenze legittime”, quando a guidarle sono classi dominanti che reprimono, sfruttano e usano la religione o il nazionalismo per mascherare i propri interessi.
Non esiste un imperialismo “buono”: gli Stati Uniti, l’UE, la Russia, l’Iran o la Cina agiscono solo per il profitto, per l’espansione della propria influenza, del proprio potere.
Tutti calpestano le vite dei lavoratori, ovunque: li sfruttano e li mandano al macello.

La soluzione non è nella bandiera, ma nella lotta di classe

Non crediamo nelle “liberazioni nazionali” che sostituiscono un oppressore straniero con uno locale. L’unica vera liberazione sarà quella delle masse proletarie e diseredate, organizzate contro ogni Stato, ogni religione, ogni frontiera.

Costruiamo una risposta operaia e internazionalista

Iniziative come la Global Sumud Flotilla, sono indubbiamente animate dalle buone intenzioni soggettive dei partecipanti, che mettono al centro la tragedia umana. Ma non basta la denuncia umanitaria, facilmente strumentalizzata da uno degli schieramenti del Parlamento, quindi della borghesia, e dalle forze riformiste. Tra queste, il sindacalismo “radicale”, che, di fatto, sostiene uno degli schieramenti in campo. Infatti, è giusto scioperare contro la guerra, ma occorre farlo contro tutte le borghesie, che portano i proletari al macello.

Serve costruire comitati internazionalisti di base, nei luoghi di lavoro, nei quartieri e nelle scuole. Strumenti concreti di solidarietà e lotta tra lavoratori, oltre ogni identità nazionale o religiosa, per una società diversa, senza sfruttamento, oppressione e guerra, in armonia con l’ecosistema.

Non ci interessa la “pace” degli oppressori
Contro tutti i padroni, contro tutti gli stati
Per l’unità dei lavoratori arabi, ebrei, di tutto il mondo!

Organizzati con noi.
Costruiamo insieme i Comitati internazionalisti contro la guerra imperialista.

Su questi temi, si terrà un’assemblea pubblica il giorno 27 settembre, alle ore 15.30, presso CDC, viale Mentana 31/A, Parma

About The Author

Lascia un commento