Nella guerra fra i “popoli” e le nazioni i proletari sono sempre e solo le vittime. I “martiri”. Costretti a crepare o a scappare. Per loro la guerra è solo genocidio e fame.
Le borghesie dominanti decidono la guerra e la pace. Tracciano i confini delle loro patrie. I proletari muoiono.
La guerra la fanno i padroni che si contendono il pianeta a caccia di sempre maggiori profitti, caccia di terre da saccheggiare e di merce umana da sfruttare.
La guerra la fanno i padroni quando hanno i magazzini pieni di armi da svuotare.
La guerra è un bisogno del capitale, che è economia di rapina e sfruttamento, e senza di essi va in crisi e muore.
La guerra è la guerra della classe che detiene la ricchezza contro chi non ha nulla. Solo le sue braccia e il bisogno di sopravvivere.
La guerra è già a casa nostra. I salari e gli stipendi falcidiati, l’inflazione che ci costringe a stringere la cinghia, gli ospedali che chiudono, le case da cui sei cacciato, le scuole che crollano.
La guerra è nel riarmo. Negli 800 miliardi di euro che serviranno a costruire le armi che distruggeranno le nostre città. Che le trasformeranno in tante Gaza.
La guerra è nelle proposte di reintrodurre il servizio militare, per addestrare i giovani come carne da cannone
La guerra si diserta. Non un soldo non un uomo per gli eserciti mercenari degli imperialisti. Vecchi o nuovi che siano. La guerra si sabota. Bloccando la produzione di ordigni di morte. Bloccandone il commercio e la circolazione.
In guerra – come in pace – non ci stanno governi amici, né eserciti che possano venirci a liberare.
Non ci stanno diritti, regole, patti. Ci stanno solo la violenza e la ragione delle armi.
E’ giusto scioperare e manifestare, con la consapevolezza, però, che questo sistema, in crisi profonda, può solo peggiorare le nostre condizioni di vita, accendere nuovi focolai di guerra.
Lo si fa per costruire l’opposizione ai briganti che ci sfruttano e ci conducono al macello. Ma scioperi annunciati mesi prima sono, ben che vada, inefficaci: a noi, classe lavoratrice, costano una giornata di salario, a loro, ai padroni, praticamente nulla.
La solidarietà e l’empatia per chi vive gli effetti osceni e devastanti delle guerre locali – solo episodi dell’immane strage che i governi ci stanno preparando – è il primo passo.
Deve diventare opposizione cosciente e organizzata a chi vuole la guerra, la prepara, la suscita.
C’è un’unica forza materiale che può fermare la guerra o cancellarla dallo storia dell’umanità.
La classe internazionale dei lavoratori che vivono dovunque la stessa condizione di sfruttamento e di oppressione. I proletari di tutti i paesi che la guerra divide, e i contrapposti nazionalismi avvelenano.
Per il pane e per la pace. Ma questa società, alimentata dallo sfruttamento e dalla guerra, non può garantire né il pane né una pace vera, al contrario: per questo si deve rottamare.
Nessuna guerra che non sia la guerra di classe!
www.comitatiinternazionalisticontrolaguerra.it FB: comitati internazionalisti contro la guerra